{"id":896,"date":"2019-08-03T18:38:17","date_gmt":"2019-08-03T16:38:17","guid":{"rendered":"http:\/\/giangiacomotedeschi.it\/?p=896"},"modified":"2026-07-28T20:30:08","modified_gmt":"2026-07-28T18:30:08","slug":"scatto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/2019\/08\/03\/scatto\/","title":{"rendered":"Scatto"},"content":{"rendered":"<p class=\"h7\"><em><strong>Accessibilit\u00e0:\u00a0<\/strong>Immagine rettangolare in orizzontale dallo sfondo rosa chiaro. A sinistra, la sagoma nera di un uomo inginocchiato verso un grande padiglione auricolare; l&#8217;uomo ha un otoscopio in mano e sta guardando all&#8217;interno del condotto uditivo colorato di rosa scuro. A destra del grande orecchio, stilizzato come disegno anatomico, si vedono i canali semicircolari sopra la coclea che si intrecciano a formare un cuore, le cui met\u00e0 sono colorate di azzurro e di rosa scuro. In alto a destra, un rettangolino bianco in verticale mostra la data di pubblicazione del racconto su questo sito: 3 Agosto 2019.<\/em><\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-audio\"><audio controls src=\"https:\/\/giangiacomotedeschi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/audio-racconti-in-costruzione.mp3\"><\/audio><figcaption>Ascolta la versione audio di &#8220;Scatto&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<div class=\"mceTemp\">\n<p>Come tutti i Sabato mattina, giro come un cecchino per le vie di Roma. Un Cecchino armato di macchina fotografica: Miro, metto a fuoco e\u2026 scatto, scatto e scatto ancora.<br \/>Fermo la vita della vecchia che si trascina le buste della spesa stracolme: spuntano 2 baguette e il giallo acceso delle arance. Fermo la vita del bambino che palleggia e segue con lo sguardo il pallone che si alza in aria. Fermo la vita di quel barbone ingrigito dal tempo e dalla sporcizia che sonnecchia a lato della strada.<br \/>Senza togliere lo sguardo dall\u2019obbiettivo giro lentamente la testa da destra a sinistra nell\u2019attesa di trovare la prossima vittima. Ed eccola l\u00ec.<br \/>Seduta al tavolino di quel bar in fondo alla strada: indossa un vestito estivo che mostra spalle abbronzate. Scatto mentre prova a sistemarsi i lunghi capelli neri in una coda di cavallo.<br \/>Ormai la vittima \u00e8 colpita, potrei o forse dovrei cambiare obiettivo, ma invece no. Quasi ipnotizzato comincio ad avvicinarmi e continuo a scattare. Come in una sequenza in slow-motion la vedo sollevare la tazzina di fronte a lei; poggiare le labbra sul bordo; beve.<br \/>Senza farci nemmeno caso sono a un metro da lei. Abbasso per un istante la macchina, lasciandola dondolare appesa al collo:<br \/>\u2013 Ciao.<br \/>Non si gira, continua a sorseggiare da quella tazza come se nulla fosse.<br \/>Ma certo! Deve essere straniera. Provo a ricordare qualcosa delle lezioni di inglese fatte al liceo. Ma mi ricordo solo le partite a Tris e a Battaglia navale. Mi sforzo chiudo anche gli occhi, ma niente\u2026 Eccolo in un angolo buio della memoria:<br \/>\u2013 <em>Hi, nice to meet you<\/em>.<br \/>Poggia la tazza sul tavolino senza degnarmi di uno sguardo. Mi lancio come un bambino, davanti al suo viso:<br \/>\u2013 Buh!<br \/>L\u2019obbiettivo oscilla e colpisce la tazzina che si rovescia sparando schizzi di caff\u00e8. Lei riesce a mala pena a seguire la traiettoria con lo sguardo. La chiazza nera si stampa in mezzo al d\u00e9collet\u00e9 e comincia ad allargarsi. Si volta di scatto e mi fulmina con lo sguardo, poi con voce gutturale, di gola e lenta quasi affaticata:<br \/>\u2013 Stronzo.<br \/>Come un bambino appena ripreso osserva la marachella compiuta, cos\u00ec io fisso la macchia. Lei mi passa una mano davanti agli occhi e con la stessa voce ingolata e lenta:<br \/>\u2013 Deficiente, sono qui.<br \/>Alzo lo sguardo.<br \/>\u2013 \u2026 \u00c8 che non rispondevi\u2026 e non sapevo come\u2026<br \/>Indica ritmicamente l\u2019orecchio col dito indice, poi ancora quella voce che dalla gola sembra spinta di forza fuori:<br \/>\u2013 Sono sorda.<br \/>Come una fucilata quella frase mi trapassa il petto. Abbasso lo sguardo e rivedo la macchia stampata sul d\u00e9collet\u00e9 a testimoniare la mia coglionaggine. Comincio a urlare, a rallentare le parole:<br \/>\u2013 Aspetta ci penso io.<br \/>Senza ragionare, prendo un pugno di fazzolettini dal portatovaglioli sul tavolo, poi ci sputo sopra. Urlo talmente tanto da far girare i vecchi seduti a due tavoli pi\u00f9 in l\u00e0:<br \/>\u2013 I metodi della nonna non falliscono mai.<br \/>Mentre mi avvicino al vestito e alla macchia pronto per strofinare, lei mi d\u00e0 una gomitata.<br \/>\u2013 Cazzo fai?<br \/>Sar\u00e0 pure sorda, ma le parolacce le pronuncia benissimo.<br \/>La guardo e urlo:<br \/>\u2013 Scusa.<br \/>Questa volta mi sente anche il barista, nel bar, mentre schiuma un cappuccino.<br \/>Voglio solo fuggire. Mi giro, sto per impugnare la mia macchina fotografica, ma quella voce strana, ormai familiare:<br \/>\u2013 Siediti.<br \/>Sembra pi\u00f9 un ordine che un invito ma la macchia sul vestito non mi permette di rifiutare.<br \/>Mi siedo.<br \/>Mi d\u00e0 la mano e pronuncia chiaramente:<br \/>\u2013 Mia.<br \/>La fisso per qualche secondo, poi mi guardo intorno. Balbetto:<br \/>\u2013 Giovanni.<br \/>Poi silenzio: il fruscio del vento tra gli alberi; il tintinnio dei bicchieri che il cameriere sistema sul vassoio: mi sembra anche di sentire il cigolio delle anche dei due vecchi che si alzano dal tavolo. Ma lei non sente niente. Riprendo a urlare:<br \/>\u2013 Vuoi un altro caff\u00e8?<br \/>Mi aiuto facendo anche il gesto con la mano.<br \/>\u2013 Giuro di non rovesciarlo pi\u00f9\u2026<br \/>Mi fa un mezzo sorriso.<br \/>\u2013 La smetti di urlare? Sono sorda mica deficiente.<br \/>Ordino due caff\u00e8. Mentre il cameriere si allontana cerco di imbastire una conversazione:<br \/>\u2013 Senti, scusa per prima&#8230;<br \/>Impallidisco di colpo. Che cazzo ho detto?<br \/>\u2013 No non \u00e8 che non senti\u2026 cio\u00e8 s\u00ec non senti ma volevo dire che\u2026<br \/>Guardo l\u2019orologio, poi la porta del bar, ma i caff\u00e8 non sembrano arrivare.<br \/>Inizio a sudare e resto con lo sguardo fisso sulla porta del bar. Poi lei interrompe il silenzio:<br \/>\u2013 Bella quella macchina.<br \/>Sollevo lentamente la macchina fotografica, la impugno, quasi accarezzo l\u2019obiettivo e poi faccio quello che faccio sempre quando non so che dire: fotografo.<br \/>\u2013 Lei \u00e8 mia amica.<br \/>Appoggio l\u2019occhio al mirino, Mia davanti al mio obbiettivo solleva i capelli e sorride. Scatto. La sua voce non sembra nemmeno pi\u00f9 tanto strana:<br \/>\u2013 Perch\u00e9?<br \/>Mia porta i capelli in avanti, sembra quasi la sorella del Cugino Itt. Sposta un ciuffo all\u2019altezza della bocca e fa la linguaccia.<br \/>\u2013 Ferma i momenti. Li rende eterni.<br \/>Intanto arriva Il cameriere, poggia il vassoio sul tavolo e porge i caff\u00e8. Scatto. Lei solleva la tazzina e comincia a bere. Fa uno scatto all\u2019indietro e stacca improvvisamente le labbra dalla tazzina. Scatto.<br \/>\u2013 Vedi poi a volte le immagini parlano da sole\u2026 le parole sono superflue.<br \/>La mia frase mi coglie di sorpresa. Abbasso la macchina fotografica e bevo anche io il mio caff\u00e8. Senza smettere di guardare Mia. E mi scotto anche io. Ridiamo come due cretini. Tenta di insegnarmi il linguaggio dei segni.<br \/>Mette l\u2019indice e il medio all\u2019altezza del mento e le porta verso di me e dice:<br \/>\u2013 Grazie.<br \/>Ci provo io. Metto l\u2019indice e il medio all\u2019altezza delle labbra e le porto verso di lei. Ripeto:<br \/>\u2013 Grazie.<br \/>Mia ride:<br \/>\u2013 No, bacio.<br \/>Mette l\u2019indice e il medio all\u2019altezza del mento e le porta verso di me, poi mette le stesse dita all\u2019altezza delle labbra e le porto verso me:<br \/>\u2013 Grazie per il bacio.<br \/>Ride.<br \/>S\u00ec ok \u00e8 simpatica, vorrei rivederla. Che le dico: risentiamoci? No, aspetta&#8230; dammi il tuo numero? Cos\u00ec finito il caff\u00e8 mi alzo dal tavolo. Mi chiedo solo fino a che punto le parole sono superflue. Mi sento picchettare sulla spalla.<br \/>Mi giro e lei mi bacia. La mia mano tocca involontariamente la macchina attaccata al collo. Scatto e non mi faccio pi\u00f9 domande.<\/p>\n<p><em>Pubblicato dalla <a href=\"https:\/\/storygenius.it\/2019\/07\/27\/scatto\/\">Scuola di Scrittura Genius<\/a> il 27 luglio 2019 &#8211; L&#8217;illustrazione di copertina \u00e8 a cura di Luigi Annibaldi<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/giangiacomotedeschi.it\/racconti-per-corti-2019-papi-e-papo\/\">Leggi anche<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un fotografo in cerca di uno scatto, nota una ragazza e cerca di abbordarla, ma lei non si gira nemmeno. Solo dopo capir\u00e0 che \u00e8 sorda.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1903,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_kad_post_transparent":"","_kad_post_title":"","_kad_post_layout":"","_kad_post_sidebar_id":"","_kad_post_content_style":"","_kad_post_vertical_padding":"","_kad_post_feature":"","_kad_post_feature_position":"","_kad_post_header":false,"_kad_post_footer":false,"_kad_post_classname":"","footnotes":""},"categories":[2],"tags":[15,62,63,64,65,19,47,66,67,183,24,68,69,27,70],"class_list":["post-896","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-racconto","tag-amore","tag-caffe","tag-disabilita","tag-foto","tag-fotografia","tag-giangiacomo-tedeschi","tag-ironia","tag-lis","tag-macchina-fotografica","tag-palette-rosa","tag-racconto","tag-ragazza","tag-scatto","tag-scrittura","tag-sordo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/896","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=896"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/896\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1873,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/896\/revisions\/1873"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1903"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=896"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=896"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=896"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}