{"id":954,"date":"2019-08-14T14:29:51","date_gmt":"2019-08-14T12:29:51","guid":{"rendered":"http:\/\/giangiacomotedeschi.it\/?p=954"},"modified":"2026-07-28T20:27:18","modified_gmt":"2026-07-28T18:27:18","slug":"un-anno-di-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/2019\/08\/14\/un-anno-di-noi\/","title":{"rendered":"Un Anno Di Noi"},"content":{"rendered":"<p class=\"h7\"><em><strong>Accessibilit\u00e0:\u00a0<\/strong>Immagine rettangolare in orizzontale, con sfondo verde prato. Al centro c&#8217;\u00e8 la foto in primo piano di un cucciolo di Bulldog, che mostra un muso nero serrato e occhi un po&#8217; minacciosi. Il pelo del cane \u00e8 corto e di colore beige chiarissimo, le orecchie sono basse e nere. Porta un collare color arancione. In alto a destra, un rettangolino bianco in verticale mostra la data di pubblicazione del racconto su questo sito: 14 Agosto 2019.<\/em><\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-audio\"><audio controls src=\"https:\/\/giangiacomotedeschi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/audio-racconti-in-costruzione.mp3\"><\/audio><figcaption>Ascolta la versione audio di &#8220;Un anno di noi&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<p>Chiudi la porta dietro di te, siedi per terra, la testa tra le mani e piangi. \u00c8 la prima volta che ti vedo piangere, hai perso il tuo sorriso, il tuo carattere distintivo. C\u2019incontrammo l\u2019estate scorsa; ti notai subito, passeggiavi lungo il corso, sorridevi, luminosa pi\u00f9 di quell&#8217;insopportabile sole. Avevi un unico difetto, il damerino a cui stringevi la mano. Ero assetato, lingua penzoloni, non ne potevo pi\u00f9. Forse i miei guaiti o forse il destino, ti girasti.<\/p>\n<p>&#8211; Guarda amore, un cucciolo!<\/p>\n<p>Lasciasti la sua mano e corresti da me; avrei voluto apparirti al meglio, non con il pelo arruffato e opaco, ma non ti importava, mi accarezzasti e mi stringesti.<\/p>\n<p>&#8211; Ma tesoro che fai? Che schifo! Magari ha le pulci!<\/p>\n<p>Mostrandomi al fesso:<\/p>\n<p>&#8211; Ma guarda che bel carlino.<\/p>\n<p>&#8211; Bello? Non mi sembra l\u2019aggettivo pi\u00f9 adatto, direi nano, sporco&#8230; ma bello?<\/p>\n<p>Gli ringhiavo mostrando i denti.<\/p>\n<p>&#8211; Portiamolo a casa, lo chiameremo Carletto.<\/p>\n<p>\u201cCasa\u201d, che strana parola, mi hai insegnato tu cos\u2019\u00e8 \u201ccasa\u201d; mi hai fatto felice, ma ora non riesco a farti smettere di piangere. Sono vicino a te, salto, mi metto sulle zampe posteriori. Niente! Piangi e non mi guardi, questo gioco imparai a farlo guardando la tv. Seduta sul divano, io accucciato sulle tue gambe, mi accarezzavi, guardavamo <em>Il Commissario<\/em> <em>Rex<\/em> mettersi in equilibrio per prendere un panino, il tuo sguardo s\u2019intener\u00ec. Anche io posso farlo, pensai. Cercai di portare tutto il peso sulle zampe posteriori, uno, due, tre\u2026<\/p>\n<p>Siii, ci sono riuscito, \u201cGuardami, guardami, guardami!\u201d abbaiai, cercando di mantenere quella posizione precaria. Ti voltasti. In quel momento torn\u00f2 a casa il cretino.<\/p>\n<p>&#8211; Bravo, bravo il mio cucciolo. Tesoro guarda\u2026 guarda Carletto!<\/p>\n<p>&#8211; Non posso devo uscire, ho una cena di lavoro.<\/p>\n<p>&#8211; Dai amore vieni un secondo\u2026<\/p>\n<p>Il demente decise di accontentarti, non che mi interessasse particolarmente.<\/p>\n<p>Ricordo come fosse ora. Piano piano entra nella stanza; indossa la solita giacca e una camicia bianca candida, si avvicina. Le zampe mi fanno male, non posso mollare; devo resistere, in fondo, se ci riesce lui a stare su due zampe\u2026<\/p>\n<p>Arrivato al divano piega le ginocchia e mi squadra dalla testa alle zampe, poi con sufficienza:<\/p>\n<p>&#8211; Almeno ora una cosa la sappiamo di sicuro, \u00e8 maschio.<\/p>\n<p>\u00c8 vicinissimo, e a quella camicia manca certamente un tocco di creativit\u00e0 e di colore. Mirare, puntare, fuoco;&nbsp; parte uno zampillo che va\u2019 a colpire perfettamente il bersaglio.<\/p>\n<p>&#8211; Noooo cazzo!<\/p>\n<p>Detto questo esce lasciandoci finalmente soli. Ti guardo, hai la mano a coprire la bocca ma dagli occhi si capisce che stai ridendo. Che bel momento quello.<\/p>\n<p>Ora invece non ridi e non so cosa fare. Ti alzi, io ti seguo. Vai in camera, apri il cassettone e prendi delle foto, ti sdrai sul letto e le sfogli piangendo. Salto sul materasso, lecco il tuo viso e sento il sapore delle lacrime che continuano a scorrere. Mi accuccio vicino a te e ti guardo. Che letto grande!<\/p>\n<p><a name=\"_GoBack\"><\/a>Quando l\u2019imbecille ritarda, ormai sempre pi\u00f9 spesso, ho il permesso di stare qui, posso dormire ai piedi del letto o accoccolarmi vicino a te e leccarti il viso, come adesso. Spesso giochiamo, ridendo, ti diverti e mi preghi:<\/p>\n<p>&#8211; Basta\u2026 basta&#8230;<\/p>\n<p>Quando l\u2019imbecille arriva con un mazzo di fiori, mi prende per la collottola e mi sbatte fuori la stanza chiudendo la porta. Resto fuori. Poco dopo ti sento lamentare, stranamente a lui dici:<\/p>\n<p>&#8211; Ancora\u2026 ancora&#8230;<\/p>\n<p>Forse dovrei anche io farti un regalo, ma cosa regalarti? Foto nuove?!<\/p>\n<p>Seduta sul letto le lacrime cadono come pioggia sulle fotografie, una a una le strappi e butti i pezzi per terra.<\/p>\n<p>Mi avvicino per guardarle, sono tutte foto tue con il mentecatto. Strano&#8230; le strappi come poco fa strappavi la sua camicia con quella macchia rossa sul colletto.<\/p>\n<p>Ricordi?<\/p>\n<p>In quel momento lui entra. Ti vede. Urli. Chiedi spiegazioni. Nulla; non dice nulla, non ti guarda e si avvicina all\u2019armadio. Forse per paura che strappi altri suoi vestiti li mette alla rinfusa in un borsone. Ti avvicini urlando e lo prendi per un braccio. Ti spinge sul letto. Mi avvento sulla sua gamba strattonandogli il pantalone; un calcio e mi fa volare via. Chiude la borsa ed esce. Tu lo segui urlando fino alla porta.<\/p>\n<p>Da allora non smetti di piangere, non so pi\u00f9 cosa inventarmi e devo anche andare a fare la passeggiata. Sar\u00e0 che vedo l\u2019immagine del deficiente sparsa per terra, ma non resisto pi\u00f9. Per non sporcare, mi accuccio su un pezzo di fotografia e\u2026 la faccio. Ora al posto della sua faccia, c\u2019\u00e8 un grande, enorme, fumante stronzo. Abbaio soddisfatto e libero. Tu mi guardi e scoppi in una grande e profonda risata; a saperlo prima\u2026 devo fare anche la pip\u00ec.<\/p>\n<p><em>Pubblicato dalla <a href=\"https:\/\/www.omero.it\/omero-magazine\/bimba-se-sapessi\/un-anno-damore\/\">Scuola Omero<\/a> il 9 Settembre 2014<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/giangiacomotedeschi.it\/lo-specchio\/\">Leggi anche<\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un cane cerca di consolare la sua padrona che \u00e8 stata lasciata.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2105,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_kad_post_transparent":"","_kad_post_title":"","_kad_post_layout":"","_kad_post_sidebar_id":"","_kad_post_content_style":"","_kad_post_vertical_padding":"","_kad_post_feature":"","_kad_post_feature_position":"","_kad_post_header":false,"_kad_post_footer":false,"_kad_post_classname":"","footnotes":""},"categories":[2],"tags":[15,71,72,73,74,75,19,76,77,9,24,25,27,30],"class_list":["post-954","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-racconto","tag-amore","tag-cane","tag-coccole","tag-commissario-rex","tag-consolare","tag-cucciolo","tag-giangiacomo-tedeschi","tag-lasciarsi","tag-padroncina","tag-palette-viola","tag-racconto","tag-racconto-breve","tag-scrittura","tag-writer"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/954","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=954"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/954\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1872,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/954\/revisions\/1872"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2105"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=954"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=954"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giangiacomotedeschi.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=954"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}